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| 1ª
Puntata |
Non
si era trovato nulla che potesse servire ad identificarlo.
Media statura, sui quaranta, castano, viso abbronzato, nessun
segno particolare, se si esclude il foro del proiettile che lo
aveva ucciso.
L'avevano trovato sul far dell'alba in un fosso, lungo la tangenziale,
in prossimità del casello della Torino-Savona, dove, probabilmente,
era stato scaricato durante la notte da un'auto. La morte infatti,
in attesa dell'autopsia, poteva essere fatta risalire a 5 o 6
ore prima del ritrovamento.
Non era davvero molto per iniziare le indagini. Sul posto si erano
immediatamente recati il commissario Bellon con l'ispettore Badini.
Più tardi li raggiunsero il magistrato inquirente, la dottoressa
Bellini, ed il medico legale, il dott. Stivani. C'erano anche
quelli della Scientifica, anche se non pareva ci fosse gran che
d'interessante da rilevare.
Il
cadavere, effettuati gli accertamenti del caso, venne rimosso
e trasportato all'Istituto di Medicina Legale dove lo Stivani
avrebbe effettuato l'autopsia.
Qualche notizia sul morto si sarebbe potuta avere dalle impronte
digitali, ma il Bellon non ci faceva troppo affidamento.
Il morto, a prima vista, non gli era parso un possibile cliente
dei loro schedari, ancorchè non potesse escluderlo. Piuttosto
poteva esserci, o arrivare, una qualche denuncia di scomparsa.
Qualcosa, forse, si sarebbe potuto ricavare dagli indumenti, anche
se non particolarmente indicativi, in quanto comuni e senza etichetta.
Ovviamente sul morto non erano stati trovati nè documenti, nè
altro che potesse facilitarne l'identificazione.
La dottoressa Bellini, elegante come sempre, anche se di prima
mattina, preso atto della situazione, dopo essersi consultata
con il Bellon, li lasciò con un augurio di buon lavoro e il Bellon,
accendendosi una sigaretta, la osservò compiaciuto - così parve
al Badini - mentre si allontanava, con un appena accennato ancheggiamento,
per raggiungere la sua auto. Per lui, dopo l'esperienza con il
dottor Lo Russo, (p.m. in un caso che ebbe come vittima un viados
nostrano) lavorare di nuovo con la Bellini doveva essere un bel
sollievo, anche se alla fin fine anche il dottor Lo Russo non
era stato poi così male.