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Il
ritrovamento di alcune anfore funerarie romane e di parecchie
monete di rame risalenti all’incirca all’anno 150 d.C., nonché
di mattoni e di anfore del periodo di Cesare Augusto, sembra
avvalorare la tesi secondo cui il territorio santenese era
abitato già dai primi secoli dopo Cristo, quando il Piemonte
era una provincia romana. La zona inferiore dei rio Santena
era popolata da gente detta "Agamina" dal nome del castello
del Gamenario (Gamenarium o Agaminum) attorno al quale aveva
fondato il proprio villaggio. Furono gli Agamini che costruirono
sulle sponde del torrente Banna, detto allora Santena o Santina,
un castello a cui diedero lo stesso nome del fiume; qui sorse
e si sviluppò il villaggio santenese, che sotto l'impero Romano
fu un importante nodo stradale, trovandosi proprio sulla via
per le Gallie.
Sebbene
la città fosse sotto la Signoria del Vescovo, verso il 1000
d.C. il dominio diretto di Santena passò ai Canonici della
cattedrale di Torino, detti di San Salvatore.
Nel 1400 Santena vide aumentare la propria popolazione e la
propria ricchezza; fu costruito il mulino di Galeto, o Gallè,
e vennero definiti i confini tra la città e Villastellone.
Ma con l'inizio del '500 in tutto il Piemonte si diffusero
pestilenze ed inondazioni, con la conseguenza di una terribile
carestia che sconvolse soprattutto i ceti popolari; a ciò
si aggiunsero i passaggi delle truppe francesi e di quelle
tedesche, che devastarono la regione per 20 anni, e quindi
di quelle spagnole. Santena poté avere un po' di pace soltanto
dopo che si stipulò la pace con la Francia e la Spagna (1559)
ed i territori piemontesi furono riconsegnati al Duca Emanuele
Filiberto, che confermò a Chieri i privilegi e le immunità
contenute nei patti del 1347. Dal 1630 iniziò a diffondersi
in Italia un altro terribile male, la peste. Forse furono
tre frati Cappuccini Chieresi a diffonderla a Santena. Certo
è che un piccolo lazzaretto fu costruito sulle rive del Banna
e quando, nella primavera dei 1632, il flagello si arrestò,
un censimento dimostrò che un terzo della popolazione santenese
ne era stata vittima.
In
pratica i Santenesi vivevano liberi e indipendenti da Chieri
dal 1400. Essi avevano particolari statuti ed erano governati
da signori propri. Questa indipendenza non poteva piacere
a Chieri che cercò di limitare la giurisdizione dei feudatari
santenesi richiamandosi ad antichi diritti e consuetudini.
La causa fra i due contendenti si protrasse per lungo tempo
e nel 1728, quando Chieri vinse legalmente la battaglia, Santena
si ritrovò rinchiusa in territorio altrui, con la prospettiva
dì diventare un borgo di Chieri.
Gli
anni delle Guerre d'indipendenza videro Santena combattere
per l'unità italiana, ma anche per la conquista di ciò che
era ormai diventato un imperativo categorico per tutti i suoi
abitanti: l'autonomia da Chieri. Nel 1858 fallì il secondo
tentativo, sebbene i santenesi fossero appoggiati dal conte
Camillo Benso, ministro dell'agricoltura e delle finanze,
nonché personaggio di primo piano nel panorama politico di
quegli anni. Nel 1877 fu presentata alla Camera una petizione
con la quale, dopo aver esposto le circostanze in cui versava
la Borgata di Santena e le gravi ragioni per cui essa aveva
la necessità di erigersi a comune autonomo, si richiedeva
una legge in base alla quale le frazioni con popolazione inferiore
a 4000 abitanti (Santena ne aveva allora 3000) potessero aspirare
alla costituzione in Comune. Dalla loro parte i Santenesi
avevano il Marchese Carlo Compans di Brichanteau, che seppe
opporre valide ragioni con prove convincenti e contribuì a
persuadere la Commissione Parlamentare che l'8 luglio 1878
discusse ed approvò la richiesta. Santena, da secoli soggetta
al dominio altrui, occupata dai Conti di Torino, donata ai
canonici di San Salvatore e quindi venduta ai Signori feudali,
fu finalmente libera di amministrarsi e di decidere delle
proprie sorti.
I
primi, anni dei XX secolo videro il sorgere di gravi problemi
economici che ebbero come conseguenza l'emigrazione di molti
italiani verso l'America, poiché le loro piccole proprietà
non erano più sufficienti al mantenimento. I Santenesi si
rivolsero soprattutto all'Argentina, dove per molti anni lavoravano
come mezzadri per racimolare il denaro necessario per ritornare
in patria ed acquistare un piccolo podere. La
Prima Guerra Mondiale vide la partenza di molti giovani santenesi
per il Carso. Nel 1918 la città fu colpita da una grave epidemia
di spagnola, che decimò la popolazione. L'Italia entrava intanto
nel periodo di dittatura fascista, ed anche a Santena il regime
impose il suo marchio.
Le ferite della prima guerra mondiale non erano ancora dei
tutto rimarginate quando Mussolini trascinò il popolo italiano
in una nuova guerra. I Santenesi partirono per parecchi fronti:
Francia, Africa, Russia, Jugoslavia, Grecia. Morirono 15 soldati.
Nel 1939 Mussolini venne in visita al Parco Cavour di Santena.
Con l'arresto del duce, nel 1943, sembrò fosse finalmente
giunta la fine della guerra e pertanto delle sventure dell'Italia.
Ma l'illusione svanì quando il Paese si trovò contemporaneamente
occupato dai tedeschi e dagli americani ed iniziò una lunga
guerra civile. Dall'autunno 1944 alla primavera 1945 Santena
fu sede di un comando tedesco, che occupò il Castello Cavour
ed i principali edifici dei suoi dintorni. Arrivò finalmente
il giorno della Liberazione. Il 25 aprile fu salutato da Santena
con balli e feste che si protrassero per molti giorni.
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