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pavarolo


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Storia
 
È difficile stendere una vera e propria Storia di Pavarolo, a causa di una documentazione assai lacunosa.
Non esistono notizie storiche o tradizioni sulla fondazione di Pavarolo. Inoltre, in epoca romana, a valle di Pavarolo non esistevano vie di comunicazione tali da giustificare la presenza di insediamenti stabili, ed è ragionevole supporre che tutta la zona fosse coperta da boschi. Appare perciò verosimile collegare la nascita del paese alla costruzione del castello (anche questa in data incerta) o alla comparsa a fondovalle della via di comunicazione tra Astigiano e Chivassese. Nei pressi del castello, comunque, si raggrupparono le case dei primi abitanti, pronti a rinchiudersi nella fortezza ogni volta che lo imponevano quei tempi turbinosi. Il primo documento scritto che permette di uscire dal campo delle ipotesi è del 1° maggio 1047: in quella data l'imperatore Enrico III confermò i possessi e i privilegi dei canonici torinesi del Salvatore, enumerandone i molti possedimenti in terra chierese. Tra essi, oltre ad Arignano, Andezeno, Santena e ad altri centri oggi scomparsi, c'è anche Pavarolo, col castello e la cappella di S. Secondo.
Nel 1289, parte del castello è ancora in possesso di un altro chierese, Segnorino Melano, che dichiara di possedere, nell'elenco dei suoi beni, oltre a vigne, boschi e prati, anche "metà prò indiviso del castello di Pavarolo, della quale metà, metà di un terzo acquistaida Oddone Segnorino e l'altra mela che fu di Oddone Segnorino la vendetti a Giacomo Ghirardo e al fratello Centorio, la Qual metà tengo in feudo dal vescovo di Torino". All'epoca, dunque, i signori di Pavarolo si trovavano ad essere contemporaneamente vassalli del vescovo e cittadini di Chieri.
Sullo scenario piemontese, frattanto, andava facendosi sempre più incisiva la presenza sabauda: il 19 maggio 1347 i chieresi (e, di conseguenza, tutti coloro che da Chieri dipendevano) decisero di sottomersi alla signoria dei conti di Savoia. Lo fecero per indiviso (cioè in forma paritaria) con Amedeo VI di Savoia, detto il Conte Verde, e con Giacomo di Savoia, principe di Acaia. Il 30 dicembre 1354, con un atto firmato nel castello di Chambery, Amedeo VI assume globalmente su di sé gli obblighi derivanti dal trattato con Chieri: gli Acaia escono quindi di scena e la città entra definitivamente nell'orbita dei Savoia.
 
Monumenti storici
 
La Chiesa Parrocchiale di S. Maria dell'Olmo
Il motivo di questa attribuzione è certo legato ad un toponimo: probabilmente, nei pressi del luogo dove fu costruita la chiesa, cresceva un grande olmo.L'attuale costruzione, che presumibilmente risale al '700, sorge nel luogo dove in passato con ogni probabilità si trovava la prima chiesa del paese, quella cappella dedicata a
S. Secondo cui abbiamo accennato in precedenza, al cui fianco stava il vecchio cimitero.
La cappella di S. Defendente
S'indica nel 1638 la data di costruzione. In realtà, delineando la storia dell'edificio, non può essere stabilita con certezza una data precisa per l'edificazione della cappella. L'altare maggiore, in marmo pregiato, risale al 1922 e, come ricorda una scritta sulla sua facciata posteriore, venne arretrato verso il fondo della chiesa nel 1944. Nel 1934, inoltre, nel corso dei lavori di restauro nel coro della chiesa, nel corpo di un muro portante vennero alla luce i resti di un pilone preesistente. Alcune voci, tramandate da più generazioni, volevano gli abitanti della zona legati da devozione al Santo fin dall'inizio del 1600. I motivi per cercare la protezione celeste, comunque, c'erano tutti: carestie, siccità, devastazioni da parte di eserciti stranieri e la peste, la terribile epidemia del 1630. Per cinquant'anni, fino al 1730, i cappellani risiedettero a Pavarolo, in seguito si costruì la casa a lato della chiesa, all'inizio di sole due stanze, ampliata poi nel 1796. Il campanile, invece, è del 1781, mentre la cappella laterale, dedicata alla Madonna Consolata, è del 1917. In questa cappella sono conservati gli ex voto dei borghigiani: oltre ai consueti quadretti con la riproduzione del Sacro Cuore (ce ne sono circa una cinquantina), vi sono interessantissime immagini dipinte sovente dal beneficato stesso. La più antica risale al 1728, ma molte si riferiscono a fatti accaduti durante questo secolo (ne abbiamo già viste nei capitoli dedicati alla storia del paese). Fino ai primi decenni di questo secolo nella cappella, che sorge al centro della popolosa borgata di Tetti Varetto, si celebrava la Messa ogni domenica (come accade ancora oggi), si solenizzavano le principali ricorrenze dell'anno liturgico, si insegnava il catechismo ai bambini, e in un locale attiguo alla chiesa vi era una succursale della scuola elementare. Secondo la tradizione, Defendente era un soldato della Legione Tebea, tutta formata da cristiani. Quando, ribellandosi agli ordini dell'imperatore Massimiano, essi rifiutarono di celebrare sacrifici di fronte agli altari degli dei pagani, e di prendere le armi contro i loro compagni di fede, furono prima sottoposti a pesanti decimazioni, e quindi sterminati, senza che nessuno di loro ponesse mano alla spada per difendersi. L'eccidio sarebbe avvenuto nel territorio di Marsiglia, presso il Rodano, dove il vescovo S. Teodoro avrebbe fatto innalzare una chiesa in loro onore. I corpi dei martiri della Legione Tebea, però, furono rinvenuti nella regione superiore del Rodano da Teodoro, vescovo di Octodurum (Sion), che eresse loro una basilica. E' perciò lecito supporre che gli agiografi, ingannati dall'omonimia, abbiamo confuso un vescovo con un altro. Pare perciò attendibile l'ipotesi che il S. Defendente venerato in Italia, sia un'altra persona rispetto al presunto martire tebeo. Il santo viene rappresentato vestito da militare, con in mano la palma del martirio, e veniva invocato per tenere lontano il pericolo degli incendi e dei lupi.
La cappella di S. Grato
La cappella di S. Grato, che sorge nei pressi di un bivio a metà strada circa tra il capoluogo e la frazione dei Tetti Varetto, è oggi poco più di un rudere, anche se si sta pensando al restauro. In passato, invece, era un luogo di devozione dove una volta l'anno, in occasione della festa del Patrono, si celebrava la Messa. L'edificio, di proprietà comunale, era affidato alla cura dei contadini delle cascine circostanti. Al suo interno rimangono povere tracce degli affreschi che ne ornavano la volta. I santi di nome Grato sono almeno sette: quello che veniva venerato a Pavarolo, però, con ogni probabilità è il vescovo di Aosta che resse la diocesi nella seconda metà del V secolo. Il suo culto si diffuse a parte dell'Italia nordoccidentale, dove il Santo è riconosciuto patrono dei campi e dei prodotti agricoli.
Il Castello
Il primo documento nel quale è citato il castello di Pavarolo è l'atto dell'imperatore Enrico III, datato 1047. Esso, almeno in alcune sue parti, sarebbe perciò la più antica costruzione del paese, con quasi dieci secoli di vita. Ciò che è sicuro, però, è che nel corso dei secoli l'edificio venne pesantemente rimaneggiato: ampliato all'esterno, ma anche rifatto all'interno, dove è andata totalmente persa l'originale distribuzione dei locali. Quella che in origine era la sede di un presidio militare, che fu al centro di eventi bellici al tempo dell'invasione di Facino Cane, diventò dimora nobiliare e quindi privata. Appoggiato sulla cima del colle su cui sorge Pavarolo, senza fondazioni che penetrino nel terreno, il castello è una massiccia costruzione a pianta grosso modo rettangolare, circondata da un piccolo parco e da muri di sostegno che potrebbero essere avanzi di una antica cinta difensiva. Se si escludono alcuni tratti basali delle mura esterne, nelle quali compaiono anche grosse pietre non lavorate, è costruito interamente di laterizi. Uno degli elementi più evidenti, insieme alla serie di quattro finestre gotiche ora chiuse da pareti di mattoni e da avanzi di decorazione in cotto, è la bertesca che spicca al vertice del lato sinistro. Si tratta di una torretta, munita di feritoie, aggettante rispetto al corpo della costruzione.Sul lato che dà sull'attuale via Barbacana, a pochi metri dal muro perimetrale del castello, si trova un avanzo di quello che forse era l'antico barbacane (tanto che il nome sarebbe passato alla via sottostante). La parola, genericamente, significa opera dell'antica fortiflcazione fatta per rinforzo di altre opere.Sul lato opposto dell'edificio, una bassa costruzione sulla quale è stata ricavata anche la scala d'accesso all'interno del castello copre il pozzo. Profondo un'ottantina di metri, esso è certamente tra gli elementi più antichi della costruzione, dato che disporre di una fonte d'acqua aveva un'importanza essenziale per la vita di tutti i giorni e, a maggior ragione, in caso di assedio.
La Torre
Il simbolo del Paese di Pavarolo La torre di Pavarolo, che si erge solitaria ai piedi del castello, a pochi passi dalla chiesa parrocchiale, è uno degli edifici più significativi del paese e ne è considerata uno dei simboli, tanto da essere rappresentata anche sullo stemma comunale. Si tratta di una costruzione originale sia nella collocazione (è infatti isolata rispetto agli edifici circostanti), sia nella forma, con un passaggio che ne attraversa la base. Si tratta, inoltre, di un edificio la cui storia e le funzioni originarie sono incerte anche se, sui motivi per cui fu costruito, è possibile avanzare qualche ipotesi abbastanza fondata.
 



 
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