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MONCALIERI
NEL QUATTROCENTO
Come
si presenta invece Moncalieri in questo periodo?
E' una delle città sotto il controllo degli Acaja fino al 1418,
anno in cui passa nel ducato di Savoia.
La vita cittadina è animata da diverse attività e all'interno delle
mura nascono molte congregazioni e associazioni.
L'ordine francescano rappresenta una delle realtà più importanti
per la città e non solo. Si ha infatti un atto del 1417 con cui
il principe nel 1456 ai lavori di ricostruzione della facciata della
chiesa.
E' lo stesso convento francescano ad accogliere Bernardo negli ultimi
giorni della sua vita. Un altro avvenimento degno di nota è la nascita
della confraternita di Santa Croce a cui viene affidato l'ospedale.
Fino
al 1452 la sua gestione era toccata ai Cavalieri Gerosolimitani.
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Bernardo
giunge a Moncalieri nel 1458, mentre si trova a transitare nella
nostra regione per tornare in patria.
Come si presente il Piemonte agli occhi del principe tedesco?
Per inquadrare la situazione è necessario far riferimento al 1418
quando Ludovico d'Acaja muore senza lasciare eredi. Cessa così
di esistere la dinastia nata poco più di un secolo prima in seguito
a problemi di successione dei Savoia. La famiglia sabauda è lontana
dalle vicende piemontesi, avendo di che preoccuparsi dei suoi
territori che si sviluppano principalmente al di là delle Alpi.
Ora però che manca un successore, i territori degli Acaja tornano
di diritto ai Savoia. Il Piemonte risulta così essere conglobato
nel ducato per una buona estensione. Da Aosta a Torino, da Biella
a Pinerolo, da Cuneo a Fossano a Mondovì. Rimane una grossa spina
nel fianco rappresentata dal Marchesato di Saluzzo oltre che il
problema della zona del Monferrato. Troviamo poi la zona di Vercelli
ed Alessandria sottoposte alla signoria di Milano. Amedeo VIII
tiene molto in considerazione la nuova acquisizione italiana,
tanto da assegnare al proprio primogenito il titolo di Principe
di Piemonte. Il duca sabaudo riesce nel suo lungo governo a costruire
uno stato relativamente unitario ed indipendente, grazie soprattutto
alla sua capacità di trattare e di stringere alleanze nei momenti
più opportuni. Nel 1426 Amedeo VII si allea con le repubbliche
di Venezia e Firenze contro il ducato visconteo. L'accordo viene
però presto disatteso: quando Filippo Maria Visconti, militarmente
in difficoltà, chiede la neutralità di Amedeo, quest'ultimo non
tarda ad acconsentire in cambio di territori. Il duca di Savoia
riesce quindi ad ottenere Vercelli e il matrimonio tra sua figlia
e il duca di Milano.
Oltre a consolidare il suo stato, Amedeo VIII si preoccupa di
ordinare la situazione legislativa, fino a quel momento poco chiara
e frammentaria.
Nel 1430 promulga gli Statuta o Decreta Sabaudiae, un corpo di
leggi di validità generale per il ducato. In realtà vengono mantenute
tutte le consuetudini ed i diritti locali radicatisi nel corso
degli anni nei vari territori dello stato.
Anche la riforma dell'esercito viene considerata molto importante.
Vengono costituite in ogni feudo le liste di uomini abili alle
armi, i quali devono così considerarsi arruolati nell'esercito
ducale. Rimane comunque una struttura di tipo medievale con la
presenza delle milizie appartenenti ai singoli feudi o comuni.
Nel 1434 Amedeo VIII, in seguito ad una crisi spirituale, si ritira
nel castello di Ripaglia insieme ad alcuni cavalieri dove fonda
l'Ordine di San Maurizio, tuttora esistente. Non abbandona comunque
il controllo del ducato: dalla sua nuova residenza segue e consiglia
l'operato del figlio Ludovico nominato luogotenente generale.
La vita di Amedeo VIII prosegue a Ripaglia fino al 1439 quando
viene eletto antipapa dal concilio di Basilea con il nome Felice
V. Amareggiato da alcune situazioni, nel 1449 abbandona l'incarico
e dopo due anni muore a Ginevra. Alla sua morte Amedeo VIII lascia
uno stato in cui il potere ducale tiene a bada gli interessi feudali
e le organizzazioni statali sono rette da funzionari capaci e
fedeli.
La politica dei Savoia è, a questo punto, decisamente orientata
e se la capitale rimane Chambery, Torino acquista sempre più prestigio
ed importanza. Dal 1412 è attiva l'Università ed è presente sia
il consiglio ducale che la Camera dei Conti: sono le prove generali
per un futuro da capitale.
Gli eredi di Amedeo VIII non sono altrettanto abili, a partire
dal figlio Ludovico, che dimostra i suoi limiti nella crisi del
ducato visconteo, dovuta alla morte di Filippo Maria Visconti.
E' il 1447 e tutti gli stati prossimi al ducato milanese tentano
in qualche modo di approfittare della situazione di instabilità.
Alla fine la spunta Francesco Sforza che diviene Signore di Milano.
Insoddisfatta della situazione creatasi, Venezia si allea ai Savoia
contro Milano, che a sua volta chiede l'aiuto del re di Francia.
Ad avere la peggio è il ducato sabaudo che non può resistere alla
potenza militare francese; si è così costretti ad accettare, nel
1452, il trattato di Cleppié. Ludovico è obbligato a seguire nel
futuro una politica strettamente legata a quella della Francia:
è questo l'inizio dell'ingerenza francese nelle questioni sabaude
che porterà il ducato a lunghi anni di soprusi. In questa prima
metà del XV sec. si nota un risveglio di interesse verso la cultura
e le diverse forme d'arte. Nulla di paragonabile con il Rinascimento
che si va diffondendo in centro Italia, ma il mecenatismo si sviluppa
tra le corti, quella sabauda compresa. A volte sono gli stessi
signori che si danno a creazioni artistiche, come i Marchesi di
Saluzzo e Monferrato che scrivono poemi per lo più in francese.
Amedeo VIII ha al suo servizio un pittore del calibro di Giacomo
Jaquerio, che realizza forse il suo capolavoro in Sant'Antonio
di Ranverso, dove dipinge sia immagini raffinate ed eleganti che
personaggi di forte caratterizzazione espressionistica.
Contrasta con questo illuminato desiderio di cultura e bellezza
la serrata caccia alle streghe, che si attua spesso con metodi
cruenti. Nelle valli alpine questa persecuzione si confonde spesso
con quella attuata nei confronti degli eretici valdesi.
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