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Cristina, coraggioso alpino si racconta
«Voglio tornare a camminare per poter fare l'alpino... e scoprire Moncalieri»

 





 


Il caporale degli alpini Cristina
MONCALIERI - A distanza di due mesi dal criminale e terribile attentato di Herat, che ha causato la morte di due alpini italiani, il sergente Massimiliano Ramadù e il caporalmaggiore Luigi Pascazio, continua ad essere bloccata in un letto d’ospedale Cristina Buonacucina, 27 anni, con domicilio a Moncalieri, che era sullo stesso autoblindato dei colleghi uccisi. “Io ero nella parte posteriore del mezzo e l’esplosione l’ha colpito nella parte centrale, disintegrandolo. Un botto terribile, che non potrò mai più dimenticare”. Sono le prime parole che Cristina Buonacucina, caporale degli Alpini del 32° Reggimento Genio Guastatori della Taurinense, rivolge all’inizio dell’incontro che cortesemente ci ha concesso. Ad accompagnarci in questa emozionante visita è il Generale di Corpo d’Armata degli Alpini, Franco Cravarezza, che il mese scorso, in occasione del trasferimento a Torino del caporale, si era recato all’aeroporto a darle il benvenuto. Presenti all’incontro sono stati anche un delegato della Brigata Taurinense e il fondatore del gruppo Alpini Rotaryani, il moncalierese Adriano Gillino, che ha portato anche il saluto delle Penne Nere della nostra città. Cristina Buonacucina ci accoglie distesa sul letto di una camera dei piani superiori del Cto di Torino; questa giovane donna dal sorriso che conquista e dal carattere d’acciaio, è la prima volta che parla della sua disavventura in Afghanistan. “Da qualche giorno si avvertiva una strana tensione, ma nulla lasciava pensare ad un attacco così violento da parte dei terroristi - spiega la Buonacucina, che senza entrare troppo nei dettagli ricorda - Ci trovavamo nella zona di Bala Murghab, procedevamo incolonnati, noi eravamo il quarto mezzo, e ad un certo punto quella terribile esplosione, provocata probabilmente con l’ausilio di un telecomando a distanza. La potenza di quell’ordigno è stata devastante, tanto che l’autoblindato Lince sul quale ci trovavamo è stato distrutto nella parte centrale. Io mi trovavo nella zona posteriore ed ho avuto entrambe le gambe imprigionate dalle lamiere. Nonostante tutto ho perso i sensi solo per pochissimo tempo e il fatto di essere cosciente mi ha permesso di salvare le gambe, anche se sono state ridotte piuttosto male”. A distanza di due mesi sono ancora immobilizzate, ma i medici assicurano che ci sono costanti e confortanti progressi e la via della guarigione è decisamente imboccata, anche se il percorso sarà ancora lungo e non privo di sofferenze e forse ci dovranno essere ulteriori interventi chirurgici. Prima di arrivare a Torino in giugno, il caporale Buonacucina era stata condotta in Germania, dove nel centro militare specializzato di Ramstein era stata sottopposta ad un lungo intervento per ridurre le fratture agli arti e alla schiena, che in un primo tempo sembrava quella che maggiormente preoccupava. “Qui al Cto di Torino mi trovo davvero bene sia per la professionalità dei medici che mi seguono, sia per le attenzioni e le cure di chi mi assiste, ma anche per il tempo che mi dedicano i miei commilitoni, che mi tengono compagnia in vari momenti della giornata. Nelle settimane passate ci sono stati anche i miei familiari, che però adesso hanno dovuto ritornare a casa a Foligno”. Cosa Le manca di più in questi lunghi giorni di immobilità? “Innanzitutto la possibilità di muovermi e di essere indipendente - afferma l’alpino Cristina - E poi il mio lavoro nell’esercito che ho iniziato cinque anni fa e che svolgevo con passione ed entusiasmo. Quindi mi mancano il mio computer e tutte le cose personali, rimaste in tre bauli in Afghanistan, e poi la mia Ziva, la Golden Retriver, che vive nella mia casa di Moncalieri e ora è affidata alle cure e alle attenzioni dell’amica e coinquilina Rita”. Dopo essere scampata ad una tragedia di queste dimensioni come immagina il suo futuro? “Quello prossimo che proceda la guarigione e che possa presto ritornare a stare in piedi e quindi muovere i primi passi - è l’auspicio che si fa Cristina Buonacucina - Guardando un po’ più in là, vorrei tornare alla normalità e quindi continuare a fare il mestiere che ho voluto e scelto, quello di alpino della Taurinense, che per me è una vera famiglia. E poi, se dovesse esserci l’opportunità, mi piacerebbe ripartire per una missione analoga a quella svolta in Afghanistan, della quale comunque ho un ricordo molto importante”. Questo caporale, che immaginiamo riceverà presto una promozione, è una donna davvero in gamba, con un carattere deciso, una forte personalità e le idee chiare. I moncalieresi e in particolare gli alpini dei diversi gruppi cittadini, che hanno trepidato per la sua salute e sovente hanno chiesto notizie sulle sue condizioni, possono essere orgogliosi di avere una concittadina come Cristina Buonacucina, che nel salutare ci affida questo messaggio. “Quando mi dimetteranno voglio conoscere di più e meglio Moncalieri, scoprire tutte le sue bellezze; portate i saluti e ringraziate tutte le persone che si sono interessate a me: la loro vicinanza mi dà molta forza e mi aiuta ad abbreviare i tempi della guarigione”.





 
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