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Castello di Moncalieri, gioie e dolori.
La Procura chiede il rinvio a giudizio per il rogo al Castello del 5 aprile 2008

 





 


MONCALIERI - Richiesta di rinvio a giudizio per disastro colposo. A due anni dal rogo del 5 aprile 2008 che devastò il torrione di sud est del Castello di Moncalieri distruggendo parte degli appartamenti reali di Vittorio Emanuele II, è questa la conclusione dell’inchiesta a cui sono perventi il procuratore aggiunto Raffaele Guariniello insieme ai pm Laura Longo e Sabrina Noce. Sarà ora il gip Roberto Ruscello a decidere se accogliere o meno queste richieste e rinviare a processo i sette indagati per il rogo divampato nel cantiere di ristrutturazione situato al quarto piano del torrione, provocando danni per 15 milioni di euro. Secondo il pool di Guariniello responsabili dell’incendio sono tre responsabili che fanno capo alla Soprintendenza ai Beni Artistici e Culturali. Vale a dire il direttore del Castello e responsabile dei lavori, l’architetto Valerio Corino; Marcello Mazza Picot, coordinatore dei lavori in fase di progettazione, e l’architetto Emanuele Giletti, fratello del noto conduttore televisivo Massimo, responsabile della sicurezza. Insieme a loro la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio anche di Mario Ghiotti, Giorgio Mosca e Nevio Negro, titolari dell’impresa Sicer, fallita dopo il devastante incendio di due anni fa, che si era aggiudicato l’appalto di ristrutturazione dei solai lignei, ed infine Alessandro Avanzo, l’artigiano che usando la sega elettrica avrebbe originato le scintille all’origine del rogo. Un’inchiesta complessa e non facile, che aveva visto sin dal primo giorno il procuratore Guariniello seguire le fasi di spegnimento dell’incendio, e che si è avvalsa anche delle più avanzate tecnologie per cercare di dare un perché ad un evento che ha devastato il monumento simbolo della città. Per i consulenti dell’accusa (docenti del Politecnico) l’incendio avrebbe covato all’interno dell’intercapedine proprio sopra gli appartamenti reali per poi sprigionarsi lentamente sino a scatenare le fiamme, scoperte per primo da un moncalierese quando la notte era ancora fonda. Tant’è che il sistema antincendio degli appartamenti reali si mise a suonare oltre un’ora dopo, quando i vigili del fuoco erano già sul posto. Ed è questo un altro aspetto su cui i giudici dovranno fare luce, l’assenza di un sistema antincendio in quella parte dell’edificio. Una ricostruzione che è stata anche informatizzata dall’ingegnere fiorentino Luca Fiorentini, il quale ha simulato al computer il divampare delle fiamme avvalendosi di un sofisticato software messo a punto dal Nist, l’ente governativo americano che si occupa proprio di incendi. Toccherà ora ai giudici decidere se validare o meno le conclusioni di questa inchiesta e decidere se rinviare a giudizio i sette indagati. La difesa degli indagati ha sempre respinto la responsabilità dell’incendio, ricordando ad esempio che lo stesso sistema antincendio in cantiere non era obbligatorio.





 
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